Cosa è successo a Lamota?

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Immagine del logo Lamota contro un muro con le dita rivolte nella sua direzione
Immagine del logo Lamota contro un muro con le dita rivolte nella sua direzione

 

L’operazione Inxer-Toro effettuata dalla Guardia Civile e dall’Agenzia delle Entrate spagnole lo scorso settembre ha scosso le basi di un settore che sembrava perfettamente radicato in Spagna: la vendita di semi di cannabis e di materiale per la coltivazione indoor e outdoor.

Lamota, un Grow Shop online conosciuto in tutta Europa, una banca del seme e uno dei distributori più importanti nell’industria spagnola della cannabis, ha subito un intervento su richiesta della sezione investigativa numero 6 dell’Audiencia Nacional (Tribunale Nazionale Penale e Amministrativo) e il suo procuratore antidroga.

Sono passati più di 3 mesi da quel momento e il caso è ancora sotto ordinanza restrittiva, quindi Lamota non è ancora in grado di poter svolgere la propria attività. E la cosa peggiore è che Lamota è solo una parte della rete aziendale, Pot Sistemak SL da cui dipendono anche 2 grandi banche del seme di rilevanza mondiale, come Humboldt Seeds Organization e Dinafem, la più importante in Spagna.

 

 

✨ La più grande azienda nel settore della cannabis spagnolo da più di un decennio

 

Nell’ultimo anno, la società Pot Sistemak, da cui dipende Lamota, ha pagato più di 2,2 milioni di euro in tasse aziendali e reddito da lavoro, nonché altri 900.000 euro di contributi previdenziali. Questi dati possono servire a darci una piccola idea del volume commerciale che questo gruppo di affari con sede a Guipuzcoa (Paesi Baschi) stava muovendo.

Lamota iniziò come Grow Shop fisico nel 1999, in un piccolo negozio di 25 m2 in Calle Aldamar a San Sebastián, ed ha avuto molto successo sin dal primo momento in cui ha aperto le porte al pubblico. Ha iniziato rapidamente ad espandere le proprie strutture e, dopo aver iniziato a vendere i propri semi femminizzati tramite Dinafem, la sua crescita è stata esponenziale ed inarrestabile, fino a diventare l’azienda con il fatturato più alto in Spagna e una delle più apprezzate al mondo.

 

Immagine del logo Lamota *
Immagine del logo Lamota *

 

 

 

👌 Cosa dice la legge spagnola su questa attività ?

 

Ad oggi, non esiste ancora una regolamentazione specifica sulla cannabis in questo paese e, fino a quando non sarà emanata, questa attività commerciale si basa sulle disposizioni della Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti approvata dalle Nazioni Unite a Vienna nel 1961, che chiarisce nel primo articolo che i semi di cannabis sono esclusi dalla definizione di cannabis in quanto tale e soggetta a controllo.

L’ex procuratore della Corte Suprema spagnola Fernando Sequeros Sazatornil, ha pubblicato nel 2003 uno studio intitolato “La vendita di semi di cannabis, attrezzature e materiale per la sua coltivazione, nonché la sua propaganda, come atti di rilevanza penale” in cui sottolinea che nelle liste di controllo dei narcotici delle Nazioni Unite, i semi sono esclusi perché privi del principio attivo THC. In un’altra parte di questo stesso studio, si afferma che  “Si deve concludere pertanto con l’assunto che solo quando il venditore di semi di cannabis stipula un contratto con l’acquirente, o riconosce la determinazione di quest’ultimo di assegnare tali semi a una coltivazione preordinata al traffico, potrebbe incorrere nella responsabilità penale in qualità di coautore nella commissione di un reato contro la salute pubblica ex articolo 368 del Codice Penale, nella fattispecie di droghe che non recano gravi danni alla salute pubblica, essendo estirpati da esso gli altri comportamenti strumentali a facilitare il consumo della pianta”.

Tenuto conto di tutto quanto sopra, l’attività commerciale svolta da Lamota era in linea di principio totalmente legale, ma in mancanza di ulteriori dati dobbiamo attendere, perché non conosciamo il motivo delle accuse, né le prove che possono esistere a carico.

Immagine di una foglia di marijuana sul logo delle Nazioni Unite *
Immagine di una foglia di marijuana sul logo delle Nazioni Unite *

 

 

 

📖 Cosa succederà ora a Lamota ?

 

È difficile valutare cosa succederà mentre il caso è ancora sotto ordinanza restrittiva, ma guardando le accuse contro Lamota e i partner di Pot Sistemak, la verità è che il futuro non sembra affatto roseo. Sono accusati di reati contro la salute pubblica, riciclaggio di denaro sporco, organizzazione criminale e frode elettrica.

Sono accuse molto gravi, e speriamo che questa azienda possa dimostrare la propria innocenza, perché vogliamo pensare che abbiano fatto le cose bene, più che altro perché vendono in tutto il mondo, hanno molta visibilità e da anni si attengo a revisione dei conti in quanto fatturano più di 10 milioni all’anno in Spagna.

 

 

➕ La caduta di Lamota è indice della fine del settore dei Grow Shop in Spagna ?

 

La notizia della chiusura di Lamota a settembre ha sorpreso l’intero settore dei Grow Shop in Spagna, ma poco dopo sui tabloid sono apparse altre 2 notizie che andavano nella stessa direzione, questa volta inerenti alla chiusura di diversi negozi in Andalusia.

Solo un mese e mezzo dopo l’intervento della polizia su Lamota, un’altra notizia ha spaventato tutti i lavoratori del mondo della coltivazione: Sinsemilla Almería, uno dei negozi più antichi del paese, stava chiudendo per ordine del tribunale nell’ambito dell’operazione “Amnesia” . Il proprietario di questo Grow Shop e i suoi 12 dipendenti sono stati arrestati; ma di cosa sono accusati? L’accusa sembra essere quella di fornire consigli per la coltivazione, in situ e per telefono, cosa che fino ad ora non aveva mai rappresentato alcun tipo di crimine.

A metà novembre, il gruppo OCON Sur della Guardia Civile è intervenuto su 2 Grow Shop nella provincia di Granada, legati ad un’operazione in cui sono state sequestrate 13.000 piante di marijuana, 60.000 euro e varie armi da fuoco . Questa operazione denominata “Castrum” ha portato all’arresto di oltre 30 persone e all’incarcerazione dei 5 leader.

Queste 2 notizie non hanno niente a che fare con quella di Lamota, sono operazioni totalmente diverse, ma in un modo o nell’altro “gettano fango” sull’intero settore. Sappiamo che la stragrande maggioranza dei Grow Shop in Spagna fa le cose bene, e sebbene ci siano sicuramente alcuni che infrangono la legge, non si può fare di tutta l’erba un fascio, perché la stessa cosa accade in qualsiasi settore.

 

 

🔥 Conclusione

 

Siamo ora di fronte a due possibili scenari: che la legge che finora ha tutelato questo modello di business si stia ora interpretando in maniera differente, oppure che stiamo assistendo agli ultimi sprazzi di un regime di proibizione. Quello di cui siamo sicuri è che i club, le associazioni e l’auto-coltivazione della cannabis in generale, continueranno, in un modo o nell’altro, in Spagna, così come continueranno la vendita di semi e tutto il materiale necessario per la sua coltivazione.

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Fran Quesada Moya
Fran Quesada Moya
Redattore di Pevgrow, attivista e cannabis-freak in tutti i suoi campi, in particolare per quanto riguarda la selezione e lo sviluppo di nuove varietà.
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